lunedì 23 gennaio 2017

Non solo Rigopiano. Il dramma di Montorio al Vomano: "Isolati da 8 giorni, ci sono morti"

Come accade ogni volta che si verifica una tragedia, ci sono delle parti della storia che restano al buio. Una di queste è il Comune di Montorio al Vomano, frazione di 8.218 abitanti a 52 minuti da Rigopiano dove una valanga ha preso in pieno un hotel. I fari sono spenti, e nelle zone ricadenti nel comprensorio montano sono arrivati solo alcuni giornalisti andati via poco dopo. Gli abitanti sono soli e lanciano un grido di allarme.
  «La copertura mediatica è praticamente nulla – ci spiega Cristiano Catalini del Centro Operativo Comunale nella speranza che il messaggio possa arrivare -, in quanto l'assenza di linea telefonica, elettrica e connessione ci ha tagliati fuori dal mondo. Dalla mattina del 17 gennaio siamo senza corrente e dal 19 senza linea telefonica. Siamo isolati da tutto a livello di comunicazioni e innumerevoli famiglie risiedenti verso le zone meno accessibili da una settimana si trovano sommerse da oltre quattro metri di neve, nell'impossibilità di contattare soccorsi e aiuti. I corpi speciali – spiega ancora il cittadino che tenta di mantenere i contatti con il mondo esterno – stanno operando quasi random, non avendo modo di sapere quali siano le famiglie in condizioni critiche. Ad oggi risulta ancora isolata una frazione, i soccorsi stanno cercando di aprire vie di accesso per verificare lo stato di salute delle persone. Da quanto ci è stato riferito da quanti possono seguire i media, l'attenzione su questa situazione così surreale è praticamente nulla, concentratasi tutta sul drammatico evento di Rigopiano. Purtroppo anche qui abbiamo già accertato che ci sono state delle vittime. Un papà con due figli, residenti nella frazione di Altavilla, sono provati ad uscire di casa per cercare autonomamente in una stazione di servizio alla ricerca di un gruppo elettrogeno. Uno dei due figli è tornato indietro per lanciare l'allarme, gli altri due sono rimasti vittime della bufera. Ci sono malati e feriti in condizioni gravi e persone di cui non abbiamo notizie da giorni perché hanno scelto di restare nella loro casa, magari vicino all'azienda agricola. Il nostro Comune ha bisogno della massima visibilità possibile per poter riuscire a smuovere ulteriormente la macchina dei soccorsi. Gli sforzi straordinari profusi, da soli, non bastano».
  Il cittadino spiega che la situazione è allarmante sotto vari punti di vista, primo tra tutti la gestione dei soccorsi. «Manca una copertura telefonica da otto giorni. È quasi impossibile coordinare i soccorsi. Provate ad immaginare cosa significhi operare in emergenza senza aver modo di sapere cosa accade. Accadono scene surreali: tre squadre che vanno nello stesso punto dove non c'è bisogno di aiuto e persone che provano a mettersi in salvo da sole e muoiono. La fornitura elettrica è out e non c'è un coordinamento del trasporto dei gruppi elettrogeni, senza i quali le caldaie non partono. I gruppi di emergenza forniti da Enel restano senza benzina perché non esiste un piano in grado di sopperire ad una emergenza su vasta scala. Subiamo la solitudine dei media, del governo e delle istituzioni che non fanno altro che scusarsi per il disagio».