lunedì 5 dicembre 2016

Usa, sente un tonfo e va in soffitta: nonna trova il cadavere del nipote scomparso due anni prima

Quella soffitta era rimasta inesplorata per oltre due anni. Fino a mercoledì, quando un tonfo ha stuzzicato la curiosità di Zanobia Richmond, 65enne di Erie, in Pennsylvania. Un rumore anomalo che l'ha portata a inerpicarsi fino all'ultimo piano della sua casa per fare una scoperta agghiacciante: sul pavimento di quello spazio angusto c'era il corpo di suo nipote Dyquain Rogers, 21 anni, scomparso da due anni.

Era il primo novembre del 2014 quando la famiglia vide il ragazzo per l'ultima volta. Dyquain aveva ricevuto una chiamata sul cellulare e poi aveva fatto perdere le sue tracce. Non si presentò mai al Little Caesar's, dove lavorava come manager, lasciando a casa il telefonino, il portafoglio e ogni effetto personale. Il 4 novembre la famiglia denunciò la scomparsa e la polizia avviò le ricerche. Tuttavia, senza alcun indizio e senza una pista da seguire, l'attenzione sulla scomparsa scemò di giorno in giorno. L'unico dato certo è che ultimamente Dyquain doveva essere infelice, come risulta dagli ultimi post del ragazzo su Facebook. «Sto attraversando il periodo più sfortunato della mia vita» aveva scritto il 31 ottobre. «La gente si comporta in maniera strana ultimamente. È per questo che faccio tutto per me e non per gli altri» si legge in un post del 16 ottobre. Poi un lungo silenzio durato oltre due anni e la tragica scoperta.  «Ho continuato a fingere che avesse lasciato Erie - ha detto Carol Rogers, madre del ragazzo - Mi sono concentrata su quello. Dicevo a tutti che il mio Dyquain se ne era andato via da qui». Adesso la polizia sta indagando sulla sua morte. «È uno dei pochi casi che abbiamo avuto a rimanere avvolto nel mistero - ha detto Julie Kemling della polizia - Pensiamo si tratti di un suicidio, ma continueremo le indagini fino a quando non avremo una risposta certa». La famiglia, tuttavia, non crede all'ipotesi che il giovane possa essersi tolto la vita. «Non pensiamo assolutamente che sia questo il caso - ha concluso Erica Jeffries-Jordan, una zia - Vogliamo delle risposte».