mercoledì 7 dicembre 2016

Sma, il farmaco della speranza: i piccoli Zoe e Asher migliorano

Il farmaco della speranza. Quando alla piccola Zoe Harting, a pochi mesi di vita, venne diagnosticata la Sma1, la forma più severa di atrofia muscolare spinale, i neurologi dissero ai genitori che non avrebbe superato i 2 anni. Era il 2012 e fu una doccia fredda per John ed Eliza Harting. «Ci dissero che avremmo potuto solo accudirla, darle amore e lasciarla morire», raccontano. Poi una svolta insperata: Zoe, nel 2013, diventa la prima bambina al mondo a ricevere un farmaco sperimentale, il nusinersen, che ora i medici sperano possa cambiare le vite di migliaia di piccoli pazienti come lei. Zoe è nata a El Granada (California) e aveva 7 mesi quando ha cominciato il trattamento. Allora era molto debole, non riusciva a sedersi né a rotolare. Non poteva muovere le gambe e alzare le braccia da sdraiata, oltre ad avere difficoltà a deglutire. Così quando i genitori - lui bioinformatico, lei statistica - ricevettero una chiamata dal neurologo pediatrico John Day della Stanford University, che proponeva loro di considerare l'arruolamento in un trial clinico su un nuovo farmaco sperimentale, accettarono. Oggi i risultati dello studio che la piccola ha contribuito a lanciare si sono guadagnati le pagine di 'Lancet'. Secondo quanto riportato il farmaco, sviluppato da Ionis Pharmaceutical in partnership con Biogen, è risultato sicuro e ben tollerato. Anche se il trial multicentrico ha incluso solo 20 bambini ed era finalizzato principalmente a testare la sicurezza, i ricercatori riferiscono significativi miglioramenti nella capacità dei baby-pazienti di raggiungere traguardi motori, la loro funzione motoria è risultata migliorata e si è osservato un aumento della funzione dei nervi che vengono colpiti dalla malattia. Ora il farmaco sta procedendo rapidamente attraverso l'iter regolatorio di approvazione. 
In aggiunta al trial al quale ha partecipato Zoe, il nusinersen è stato valutato in un altro studio clinico su pazienti con Sma1 che è stato stoppato prima del previsto ad agosto perché, spiegano gli esperti, era ovvio che i bambini trattati stavano raggiungendo un numero significativamente maggiore di traguardi motori rispetto a quelli del gruppo di controllo. Il trial è stato dunque trasformato in un 'open-label study', il che significa che tutti i partecipanti possono ricevere il farmaco. Il trattamento sperimentale - spiegano gli scienziati - ha rallentato la progressione della malattia, migliorato la sopravvivenza e in alcuni casi ha dimostrato un notevole miglioramento della funzione muscolare. «Con nusinersen questi bambini non solo vivono più a lungo, ma stanno vivendo meglio», commenta Richard S. Finkel, autore principale dello studio su Lancet e responsabile di Neurologia al Nemours Children's Hospital di Orlando (Usa). «Non si può definire una cura, ma è più di quanto siamo mai stati capaci di offrire a queste famiglie finora», assicura.
Come Zoe anche Asher Camp di Lakeland (Florida) ha ricevuto una diagnosi di Sma1: aveva 6 mesi e anche lui ha cominciato il trattamento all'interno del trial clinico un mese più tardi al Nemours Children's Hospital. Ora ha 3 anni. I suoi genitori hanno osservato uno sviluppo che ritenevano impensabile. «Grazie ai finanziamenti alla ricerca, alla sensibilizzazione dei pazienti, possiamo immaginare un giorno in cui i genitori non verranno più mandati a casa con una diagnosi che suona come una condanna a morte ma con una speranza per il futuro», dice la mamma di Asher, Amanda Camp.
L'approvazione della Fda per nusinersen è attesa entro i prossimi 2 mesi (il dossier è stato sottoposto anche all'agenzia europea Ema), e nel frattempo il medicinale è disponibile nell'ambito di un programma di accesso allargato in alcuni centri Usa, incluso il Lucile Packard Childern's Hospital Stanford. «Questo farmaco davvero cambia le cose per la Sma», sottolinea Day. Nusinersen è un oligonucleotide antisenso che funziona attaccandosi a una specifica porzione di materiale genetico. La Sma1 si sviluppa nei bambini che ereditano 2 copie difettose del gene Smn1, che codifica per una proteina chiamata 'Survival motor neuron' che mantiene i nervi che trasportano i segnali dal midollo spinale ai muscoli. Senza, i nervi degenerano e i muscoli si atrofizzano. La maggior parte delle persone hanno un secondo gene chiamato Smn2, identico al 99% a Smn1, che però produce una proteina molto poco funzionale. «È come una ruota di scorta ma piatta», osserva Day, e il farmaco nusinersen può 'gonfiarlà, portando a un aumento della produzione di proteina Smn funzionale. Una scoperta ancora più grande, aggiunge Day, è che farmaci con lo stesso meccanismo d'azione potrebbero aiutare a trattare altre malattie genetiche. Al momento sono in corso trial su altre malattie neurologiche, inclusa la distrofia muscolare, la Corea di Huntington e la Sla.